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Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne: tra i gruppi vulnerabili le adolescenti migranti e rifugiate che arrivano sole in Italia

In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, UNICEF ricorda che a livello globale sono circa 15 milioni le adolescenti tra i 15 e i 19 anni che hanno subito violenza sessuale durante la loro vita[1]. Come ampiamente documentato[2], resta molto alto il rischio di violenza sessuale sulle donne e le adolescenti che percorrono la rotta del Mediterraneo centrale. Il rischio è ancora più alto se si tratta di minorenni non accompagnate, oggi l’8% degli oltre 6500 minori stranieri non accompagnati in Italia[3]

 

È per questo che l’UNICEF ha aderito alla campagna dei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere[4] nata per favorire la sensibilizzazione sul tema e per promuovere azioni globali di risposta. 

 

In una recente ricerca[5] condotta da ISMU in collaborazione con UNICEF, IOM e UNHCR, che raccoglie letestimonianze di 19 ragazze arrivate in Italia come minori non accompagnate, il tema della violenza si ripresenta in quasi tutti i racconti. Tra i fatti riportati, i matrimoni precoci e gli abusi che ne seguono, la violenza sessuale subita nei paesi di transito e in particolare in Libia. L’arrivo in Italia crea una situazione di sicurezza solo in alcuni casi, mentre tante donne e adolescenti sono soggette a sfruttamento sessuale. Anche il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha recentemente riportato l’attenzione sul fenomeno nelle osservazioni conclusive 2019 al quinto e sesto rapporto periodico dell'Italia facendo riferimento in modo specifico alla violenza di genere, “compresa la tratta di minorenni stranieri, in particolare di sesso femminile”[6].

 

La ricerca congiunta[7] ha mostrato anche come intervenire tempestivamente possa avere effetti positivi sul percorso delle giovani anche nella ricerca dell’autonomia e nella transizione all’età adulta e ha ribadito l’esigenza che tutte le giovani a rischio e/o vulnerabili abbiano accesso ai servizi specializzati. Eppure secondo un’analisi condotta su 30 Paesi solo l’1% delle adolescenti sopravvissute a violenza ha richiesto supporto a personale specializzato[8]. Secondo un recente sondaggio condotto sul tema su U-Report on the Move[9], la piattaforma UNICEF pensata per dare voce ai giovani migranti e rifugiati in Italia, 6 su 10 delle rispondenti affermano che in caso di violenza risolverebbero da sole, ignorerebbero il problema o si rivolgerebbero solo a familiari e amici. 

 

“Le ragazze migranti e rifugiate sono oggi tra le categorie più a rischio di violenza, in particolare legata allo sfruttamento sessuale, per quanto sia difficile citare numeri esatti. Le giovani con cui veniamo in contatto ci stupiscono per la loro capacità di resilienza, sappiamo però che chi è sopravvissuto a violenza ha bisogno di supporto. Per questo l’UNICEF le accompagna con interventi che puntano sull’empowerment oltre che sull’accesso ai servizi utili. Vogliamo inoltre garantire che l’intero sistema di attori che entra in contatto con bambine, ragazze e donne sia preparato ad affiancarle in maniera adeguata nel difficile percorso di superamento delle esperienze traumatiche”, ha dichiarato Anna Riatti, responsabile UNICEF della risposta a favore dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia.

 

L’UNICEF in Italia ha avviato programmi finalizzati alla prevenzione e risposta alla violenza di genere, e al rafforzamento dei sistemi di protezione. Solo quest’anno, sono stati raggiunti con messaggi di prevenzione e supporto oltre 3000 migranti e rifugiati. Inoltre, sono stati formati circa 700 operatori che lavorano nel sistema di accoglienza e protezione per poter meglio accogliere e supportare i sopravvissuti a violenza di genere. 

 

La campagna dei 16 giorni si chiuderà il 10 dicembre in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti umani.

 

Per ulteriori informazioni https://16dayscampaign.org/

Video: Sole, le ragazze migranti che arrivano in Italia non accompagnate https://youtu.be/S6Qfu2o-LB0

 

Estratto dal Rapporto “A un bivio. La transizione all’età adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia”[10]

 

E., 21 anni, è arrivata in Italia dalla Nigeria nel 2015. Dopo aver affrontato un viaggio lungo e difficile, in particolare in Libia dove è stata picchiata, torturata e stuprata, è arrivata in Italia ed è stata inserita in un programma di protezione per “vittime di tratta”. Giunta a Catania ancora minorenne, è stata inizialmente affidata ad una famiglia italiana, (pur continuando ad essere seguita dal servizio competente) grazie alla quale ha avuto modo di imparare tante cose: dalle competenze linguistiche alla conoscenza della cultura italiana o a come relazionarsi con le persone nei diversi contesti. Il programma in cui E. è stata inserita aveva regole molto rigide, in particolare le erano vietati i rapporti con i parenti. Solo dopo circa un anno ha potuto prendere contatto la sua famiglia d’origine. Una volta completato questo percorso è riuscita ad ottenere, grazie al supporto del suo tutore e dell’associazione per cui lavora, la protezione internazionale. Ha potuto così costruire le basi per il suo futuro. Prima di intraprendere il percorso scolastico, ha iniziato un corso di alfabetizzazione per imparare la lingua italiana. Oggi frequenta l’Istituto alberghiero, ama cucinare e le piace tanto la cucina italiana, soprattutto quella siciliana. Adesso è diventata pienamente autonoma, vive in una casa in affitto, insieme ad altre ragazze italiane, con le quali, nonostante normali incomprensioni, ha instaurato un bel rapporto d’amicizia. E. ha raggiunto una propria autonomia abitativa grazie allo svolgimento del servizio civile che le ha permesso di ottenere una sufficiente indipendenza economica. Oggi lavora come mediatrice culturale per l’associazione che l’ha accolta e aiutata. È molto orgogliosa e felice della persona che è diventata, delle persone che ha avuto la fortuna di incontrare durante questi anni in Italia, ma ha ancora un sogno da realizzare: continuare gli studi, lavorare come guardia costiera o diventare uno chef.

 

 

 



[1] Fonte: UNICEF, A Familiar Face: Violence in the lives of children and adolescents, UNICEF, New York, 2017

[2] Fonte: Fondazione ISMU (2019), A un bivio. La transizione alla vita adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia. UNICEF, UNHCR e OIM, Roma.

[4] Fonte: https://www.unwomen.org/en/what-we-do/ending-violence-against-women/take-action/16-days-of-activism

[5] Fonte: Fondazione ISMU (2019), A un bivio. La transizione alla vita adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia. UNICEF, UNHCR e OIM, Roma.

[7] Fonte: Fondazione ISMU (2019), A un bivio. La transizione alla vita adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia. UNICEF, UNHCR e OIM, Roma

[8] Fonte: UNICEF, A Familiar Face: Violence in the lives of children and adolescents, UNICEF, New York, 2017

[9] Fonte: https://onthemove.ureport.in/v2/opinion/3293/

[10] Fonte: Fondazione ISMU (2019), A un bivio. La transizione alla vita adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia. UNICEF, UNHCR e OIM, Roma.

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