INFORMAZIONI LEGALI
Il rapporto tra i minori stranieri non accompagnati e il tutore, primo passo verso l'inclusione
29 Gennaio 2018
Da CHIARA SATURNINO
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LA STORIA CONTINUA

Sebbene la Legge 47/2017 - la cosiddetta Legge Zampa - riconosca l’importanza della figura del tutore nel sistema di protezione dei minori stranieri non accompagnati, solo 3 minori su 10 affermano di conoscere il proprio. È quanto rilevato dall’ultimo sondaggio lanciato da U-Report on the Move, piattaforma digitale ideata da UNICEF per dar voce ai giovani migranti e rifugiati presenti in Italia. 

Dall’analisi emerge che tra i pochi che conoscono il loro tutore, ben due terzi (64%) dei minori si sente supportato nelle pratiche legali, sanitarie e scolastiche, e oltre l’80% si sente ascoltato. Il tutore è infatti percepito non solo come un aiuto in caso di bisogno (opzione scelta dal 25% dei rispondenti), ma in oltre il 50% dei casi è sentito come una figura amica o familiare su cui fare riferimento. Circa 7 MSNA su 10 chiedono una continuità del rapporto e dichiarano di volere trascorrere più tempo con il loro tutore al di fuori del centro in cui vivono. 

La somministrazione delle domande segue l’avvio, in fase sperimentale, del programma di formazione, monitoraggio e supporto dei tutori volontari lanciato da UNICEF nel 2017, un progetto volto a migliorare l’attuale sistema di accoglienza attraverso questa figura chiave chiamata a supportare il minore nelle pratiche e a favorirne l’inserimento sociale nel nuovo contesto.

Il sistema è attualmente in fase di rodaggio. Con il supporto di UNICEF e di altre organizzazioni i Garanti regionali stanno attivando in tutta Italia il processo di selezione, formazione e monitoraggio dei tutori. Il numero dei volontari finora formati non è infatti ancora sufficiente per far fronte al numero di MSNA attualmente presenti sul territorio. Ben il 65% dei rispondenti non ha ancora conosciuto il suo tutore, ruolo che prima dell’approvazione della Legge Zampa era prevalentemente ricoperto dai Servizi Sociali del Comune. Ciò che sorprende è che anche tra i MSNA che non conoscono questa figura, il 62% vorrebbe ricevere più supporto soprattutto di tipo relazionale. Tra loro infatti, 7 minori su 10 si aspetterebbero di incontrare nel tutore una persona familiare su cui appoggiarsi contro 2 su 10 a cui basterebbe più aiuto nell’espletamento delle pratiche burocratiche.

I risultati confermano quindi l’importanza del sistema di tutoraggio e soprattutto del rapporto diretto e continuo che si costruisce tra la ragazza o il ragazzo e il tutore, al contrario delle figure dei tutori legali e delegati che per il numero rilevante di minori sottoposti alla loro tutela non sono in grado di fornire quel supporto continuo, emotivo e quell’accompagnamento nella definizione del progetto di vita di cui i MSNA hanno bisogno.


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