ATTIVITÀ RICREATIVE
Diritto al gioco. Ancora critica la situazione per molti minori stranieri
12 Dicembre 2017
Da CHIARA SATURNINO
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LA STORIA CONTINUA

Dopo i risultati non positivi ottenuti da un sondaggio lanciato lo scorso maggio sul diritto al gioco, siamo tornati a chiedere ai minori stranieri non accompagnati registrati su U-Report on the Move se partecipano ad attività ricreative. Ma la situazione è ancora critica per molti giovani migranti e rifugiati ospitati nei centri d’accoglienza in Italia.

Dal sondaggio lanciato a maggio risultava che il diritto al gioco e alle attività ricreative - sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e l’Adolescenza – era importante per ben l’85% dei rispondenti. Ma 4 minori su 10 denunciavano di non avere spazi dove giocare, 3 su 10 non giocavano affatto.

Il nuovo sondaggio non ha prodotto risultati migliori. Oggi quasi 6 minori su 10 presenti nelle strutture d’accoglienza siciliane e calabresi non sono coinvolti in attività ricreative, con differenze rilevanti tra le diverse province. Ad esempio in Sicilia, dove la percentuale scende al 20% nella provincia di Palermo.

Circa la metà degli U-Reporters coinvolti in programmi ricreativi partecipano ad attività sportive (il 59%). Solo in pochi sono coinvolti in attività musicali (20%), artistiche (14%) o di altro genere (7%). Il tempo dedicato ai momenti di svago è comunque poco. La metà dei giovani migranti e rifugiati coinvolti in programmi extra-scolastici partecipano alle attività meno di tre volte al mese. Eppure sport e momenti di svago sono fondamentali per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei minori. Oltre a sviluppare le capacità fisiche, hanno infatti un incredibile valore terapeutico: migliorano la consapevolezza e la gestione delle emozioni, aiutano gli adolescenti nella socializzazione e nel consolidamento delle relazioni sociali. Si tratta di fattori importanti considerando che i minori che arrivano via mare sono spesso vittime di trauma, di violenze e che molti di loro, una volta inseriti nelle strutture, incontrano ostacoli all’inclusione sociale a volte dettati semplicemente dalla chiusura nei confronti dell’esterno e dal timore di non essere accettati.

Tra tutti i rispondenti oltre il 70% dichiara di non avere un calendario di programmi ricreativi nel posto in cui vive. Stando alle dichiarazioni dei minori che hanno risposto alle nostre domande, l’articolo 31 della Convenzione risulta quindi ancora non rispettato. Sicuramente non manca la voglia di partecipare e avere più occasioni di socializzazione fuori dal centro. Quasi il 90% dei rispondenti infatti vorrebbe essere coinvolto in più attività. 

“I momenti di svago e di inclusione sono per noi fondamentali per lasciare dietro le preoccupazioni ma anche per conoscere meglio il territorio, per integrarci, per fare nuove amicizie – afferma Ibrahim, 17 anni, dalla Guinea – mi piacerebbe avere più occasioni di incontro e vedere più spesso italiani e stranieri divertirsi insieme”.

 


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