SCUOLA
E il Diritto all’Istruzione?
13 Novembre 2017
Da CHIARA SATURNINO
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LA STORIA CONTINUA

L’articolo 28 della Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza stabilisce che a tutti i minori deve essere garantito il diritto all’istruzione. Ma non è quel che succede, ancora, per molti minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. Secondo i risultati dell’ultimo sondaggio lanciato da U-Report on the Move solo 5 minori su 10 dichiarano di essere iscritti a scuola. La piattaforma digitale pensata per rilevare i bisogni dei giovani migranti e rifugiati mette così in luce un problema non di poco conto considerato che circa il 90% dei minori che arrivano nel nostro Paese hanno un’età compresa tra 16 e 17 anni. Se non inseriti subito in un percorso scolastico, questi ragazzi rischiano di non avere un’adeguata formazione prima del compimento della maggiore età e di andare ad alimentare quindi un mercato del lavoro irregolare e sottopagato. Significa soprattutto negare loro le opportunità che gli consentirebbero di dare una svolta alla loro vita, la ragione per cui molti avevano deciso di attraversare il Mediterraneo. E quasi sempre si tratta di ritardi dovuti alla lunga permanenza in prima accoglienza dove non c’è obbligo di attivazione dei percorsi scolastici perché la normativa prevede un trasferimento dopo 30 giorni, un periodo di tempo che generalmente si prolunga fino a toccare i 12 mesi.

È il caso, ad esempio, di Aboubacar. Il diciassettenne ivoriano attualmente ospitato in un centro di Agrigento, in Sicilia, sogna di studiare e di continuare il percorso formativo come tecnico informatico iniziato nel suo Paese. In Italia da un anno, ma ancora in una struttura di prima accoglienza, il ragazzo non è stato ancora iscritto a scuola.

Tra gli intervistati, solo il 30% segue i corsi regolari a scuola mentre il 49% dichiara di seguire solo corsi di italiano. Il 45% inoltre non partecipa a gruppi di studio. Ai minori stranieri non accompagnati che hanno risposto al sondaggio piace andare a scuola, una possibilità che spesso non avevano nel loro Paese. Lo dichiara l’85% dei rispondenti. Il restante 15% non ama la scuola perché non possiede tutti gli strumenti per capire le lezioni – 38% - e perché non comprende bene la lingua italiana – 29%.

I risultati mostrano l’esigenza quindi di accelerare l’attuazione delle legge Zampa che riduce i tempi di permanenza dei minori in prima accoglienza a 30 giorni o di garantire l’iscrizione a scuola anche per i ragazzi che non trovano spazio negli SPRAR. Inoltre bisognerebbe promuovere maggiormente le misure di supporto all’apprendimento, come l’utilizzo di tecnologie digitali o anche l’accesso a gruppi di studio misti, fattore che favorirebbe anche l’inclusione del minore.

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